Eifersucht
Quella sera dovevo lavorare. Ero in camera a finire di cambiarmi, o meglio, di mascherarmi! Si perché il modo in cui mi conciavo per andare a ballare sul cubo non mi apparteneva, ma era quello che ci veniva richiesto. Cosa non si fa per soldi quando si è all’università e fuori casa!
Lo specchio rimandava la mia immagine: capelli bicolore lasciati sciolti e ribelli, occhi pesantemente dipinti di nero. Maglietta scollata fucsia con gilet nero sopra, shorts neri ridotti al minimo e sandali con la zeppa alta dello stesso colore della maglietta.
“Bill, che c’è che non va?” Chiesi al gatto, come se potesse sapere cosa mancava al mio abbigliamento. Lui mi voltò le spalle, ehm scusate, la coda! e si raggomitolò vicino al letto sul mio tappetino zebrato.
“Ma si certo! Brutta bestiaccia, perché non me lo hai detto?”
Andai a prendere gli accessori che solitamente non mancavano mai tra i miei indumenti: cintura, collarino e polsino di pelle borchiati e ovviamente: NERI!
“Allora palla di pelo, sono o no uno schianto?”
“Pensi che un gatto possa risponderti? Chiedi a me che facciamo prima…”
Bill Kaulitz se ne stava appoggiato allo stipite della porta con le braccia conserte, il sopraciglio destro alzato e con due occhi da paura.
“Ehy, da quanto sei li?”
“Abbastanza da vedere che parli con il gatto che per giunta si chiama come me…” Iniziò a ridere.
“Ehm.. Ok… Ormai la mia immagine è irrecuperabile, mi hai visto in intimo e anfibi, ubriaca fradicia e parlare con un gatto… Non cercherò di recuperare punti. Sono pazza, c’è poco da fare!”
Tutti e due ci mettemmo a ridere fortissimo. Lo osservavo mentre la sua bocca sorrideva e i suoi occhi si facevano umidi dalle lacrime. Se li asciugava stando attento a non sciupare il trucco con le dita lunghe e perfettamente smaltate. Era maledettamente stupendo e maledettamente vietato.
“Anna, perché proprio lui?”Mentre ancora stavo ridendo il collarino che non avevo ancora indossato e che tenevo in mano, mi scivolò e cadde per terra vicino al cantante. Mi precipitai a raccoglierlo, ma lui fu più veloce di me.
“Grazie” Gli tesi la mano per farmelo dare, ma:
“Voltati, faccio io” Mi disse.
“No dai non c’è bisogno”
“Senti, non sono un vampiro, rilassati, non tenterò di succhiare il tuo sangue mordendoti il collo”
Così dicendo mi voltò, prese i miei capelli e li posò dolcemente sulla mia spalla sinistra. Mi mise il collarino e con una carezza percorse il mio collo e avvicinò i suo volto ad esso, proprio come un vampiro. Sentii il calore del suo respiro sulla mia pelle. Un brivido percorse il mio corpo. Mi allontanai di scatto.
“Amore che fai?!” dalla stanza accanto Anna cercava il suo uomo. L’uomo che adesso era di spalle a me e mi aveva sfiorato con una carezza.
“Arrivo!” Le urlò
“Scusa, adesso devo andare, ci vediamo dopo in discoteca, veniamo li anche noi”. Aggiunse rivolgendosi a me. Uscì dalla mia camera e andò in quella di Anna.
Mi guardai di nuovo allo specchio e sorrisi scuotendo la testa per tentare di spazzare via quei pensieri che attanagliavano il mio cervello.
“Eppure non mi sembra così innocente. Ha lo sguardo ingenuo di un bambino ma…” “Eh no Maggie, non ricominciare. Lui è solo espansivo e gentile!” Dissi sottovoce.
Le luci cambiavano colore di continuo, una goccia di sudore percorreva il mio profilo, le mie gambe e le mie braccia si muovevano a ritmo di musica e i miei fianchi ondeggiavano come un serpente. Io e la musica: Una cosa sola.
Un ragazzo moro, alto stava sotto il cubo in cui mi dimenavo e lasciava andare degli apprezzamenti. Sul subito notai che era carino, ma poi iniziò a bere un bicchiere dopo l’altro e i suoi apprezzamenti iniziarono a farsi pesanti e diventare volgari. Cercai di non badarci, finché non fu più possibile.
Avevo finito il mio turno, adesso toccava all’altra ragazza prendere il mio posto ed io mi avviai verso il bagno. Sentii tirarmi per un braccio all’ indietro, non vidi chi fu ad avermi afferrato, cercai solo un appiglio al quale reggermi, che però non riuscii a trovare. Mi ritrovai con le spalle al muro e con un ragazzo di fronte a me che tentava di baciarmi.
“Sei bella sai, è tutta la sera che ti guardo”
Era il moro di prima.
“L’ho notato e ho notato anche quanti bicchieri ti sei scolato, lasciami!”
“Ma no dai, ti ho appena trovato, non posso lasciarti andare ora”.
Si avvicinava sempre di più ed io mi stavo divincolando, fino a quando qualcuno non mi semplificò il compito.
Il moro fu scaraventato dall’altra parte del muro e mentre stava tornando verso colui che ce lo aveva gettato, un buttafuori lo acciuffò e allontanò dalla mia vista.
“Stai bene?” Mi disse preoccupato il mio salvatore.
“Si Tom! Grazie mille, me la sono vista brutta.”
“Lo credo, ma anche tu! Te ne vai in giro nuda…se non ti avessi conosciuto, anch’io ti sarei saltato addosso!” Mi sorrise malizioso e mi mise un braccio sulle spalle.
“Idiota!” appoggiai la testa sulla sua spalla e insieme ci avviammo verso Anna e Bill che non seppero nulla dell’ accaduto.
Erano abbracciati e si muovevano lentamente a ritmo di musica. Ballavano un lento e sembravano una coppia di sposi al loro matrimonio. La luce che emanavano gli occhi della mia amica era indescrivibile, così come quella del sorriso del suo ragazzo.
Ero incantata dalla bellezza di quella scena, ma tutto si spezzò quando ricordai la carezza che poco prima il cantante mi aveva donato e della sera della sbronza. Basta Maggie pensa a qualcos’ altro!
“Balliamo?” Mi chiese Tom porgendomi la mano.
“Cosa? Tom Kaulitz che mi chiede di ballare un lento? NOOO ho sentito male, ripeti?!”.
Ma lui non ripeté, prese la mia mano, mi tirò a sé e mi guardò dritto negli occhi. Mi stringeva la vita con un braccio e posò la mano sul collo. Quegli occhi, quelle labbra, quel piercing… Il gioco di sguardi durò poco. In un istante sentii la sua bocca sulla mia e la sua lingua farsi spazio tra le mie labbra. Le permisi di entrare ed iniziò un gioco dolce e passionale. Una delle sue mani spettinava i miei capelli, l’altra mi accarezzava la schiena. Io non so, realizzavo ciò che stava accadendo solo a tratti. Ero incredula. Era successo tutto così in fretta. Fu quando la sua mano si infilò sotto la mia maglietta che mi ricordai di essere in un luogo pubblico.
“Ehi Ehi Kaulitz, piano!”
“Che c’è?”
“Non lo so, non è il caso, insomma, voglio dire…”
Non mi lasciò finire che di nuovo mi ritrovai ad essere baciata da lui.
“Zitta, divertiamoci… Siamo qui per questo.” Mi sussurrò in un orecchio.
“Poi non venirmi a dire che ti sei innamorato di me! Uomo avvisato mezzo salvato. Io non voglio scocciature” Gli risposi sorridendo.
“Questi discorsi li faccio io di solito, non rubarmi il ruolo bambina!”.
Ci mettemmo a ridere spensierati. Spensierati. Si, questo era l’aggettivo per me e Tom. Era iniziato tutto senza pensare, solo un impulso, un raptus . Una fiamma che compare all’improvviso e altrettanto improvvisamente svanisce. Amici, questo eravamo, c’era un’ attrazione fisica, ma eravamo simili, decisamente troppo simili. E lo sapevamo entrambi.
Mi voltai di lato e scorsi Anna farmi l’occhiolino e saltellare sul posto. Poverina, era così contenta, probabilmente immaginava già un matrimonio a 4, da eterna romantica qual era. Chi glielo avrebbe detto che era tutto un gioco?
Poi sentii del gelo, del gelo provenire da accanto a lei. Era quello sguardo, lo sguardo di Bill che mi piombò addosso come una ventata di tramontana. Aveva in mano un bicchiere di plastica e notai che lo stava stritolando con un pugno. Guardò dritto negli occhi me, poi suo fratello. Giusto un istante, poi ,prendendo Anna per mano, si voltò di scatto e si allontanò.
“Che hai Bill? Che ho fatto? Cos’è quello sguardo? Gelosia?”