Non chiedetemi da dove salta fuori una cosa del genere. Avevo intenzione di scrivere qualcosa di un po' diverso, ed invece è venuta fuori questa.
Non avevo nessuna idea per il titolo, così ho deciso di darle lo stesso titolo della canzone che mi ha ispirata
questa, che in realtà non c'entra niente, come il testo, del resto. Ma il ritmo e la musica di questa canzone mi hanno accompagnata durante tutta la stesura, così potete benissimo ascoltarla mentre leggete.
Adesso mi dileguo. XD
Buona lettura!
Sono davanti all’hotel, e stavolta, ho proprio intenzione di entrare.
Perché so che tu sei lì; so che sei seduto su uno dei divanetti della hall.
Mi faccio avanti e varco la soglia dell’entrata, il ragazzo alla reception mi guarda, vedo trasparire dai suoi occhi provocazione e malizia pura. Non mi interessa, gli rivolgo soltanto un’occhiata fugace e mi concentro su me stessa.
Non ho tempo da perdere, io.
Oggi, non ho occhi che per te.
Nessuno potrà distrarmi, nessuno potrà farmi cambiare idea. Nessuno potrà sostituirti.
Perché?
Non lo so. In verità, non ho mai saputo rispondere a questa domanda.
Forse perché tu hai qualcosa che loro non hanno, e che , non riusciranno mai ad avere.
Mi giro, fingendo di essere disinvolta e ti vedo, finalmente.
Seduto e rilassato che sfogli una rivista, ed io ne approfitto per osservarti da vicino.
Non avrei mai pensato di riuscire ad avvicinarmi così tanto, fino a stare a quasi due passi da te.
Io così distante, tu così impossibile.
Increspi le labbra e storci il naso, probabilmente l’articolo che stai leggendo non è di tuo gradimento. Ed infatti, giri pagina e porti indietro un ciuffo ribelle con un tocco delicato.
Ho sognato tante volte le tue mani su di me, ma senza soffermarmi troppo.
Ho cercato di odiarti, una volta.
Sono riuscita a trovarti mille e più difetti, inutilmente.
Ho cercato di odiarti perché, sapevo che non saresti mai stato mio.
Deduco dal poco trucco che contorna i tuoi occhi che oggi non hai impegni, forse andrai a fare un giro più tardi.
Mi abbasso e sfioro con il palmo della mano la caviglia destra, per poi risalire accarezzando il polpaccio, il ginocchio e la coscia, con l’intento di accertarmi che le autoreggenti siano perfette.
Tutto deve essere perfetto, oggi, ora. Respiro a fondo e ti osservo ancora.
Mi sono chiesta cosa si prova ad essere te.
Mi sono chiesta molte volte, forse troppe, cosa si prova sapendo che delle persone che nemmeno conosci pensano costantemente a te, che addirittura vivono per te.
Che ti dedicano anima e corpo, persone capaci di fare qualsiasi follia, capaci di morire, per te.
Ed io ho sempre trovato tutto questo molto inquietante.
Siamo delle fan, ma rimarremo sempre delle sconosciute ai tuoi occhi.
Sospiro e decido che è finalmente arrivato il momento, così, inizio a camminare.
Guardo dritto e sorrido soddisfatta, perché noto che hai smesso di leggere.
Il ticchettio dei tacchi, sul marmo bianco e lucente, ha attirato la tua attenzione, come prevedevo. Hai alzato lo sguardo ed i tuoi occhi curiosi e vispi adesso accarezzano il mio corpo.
Sento l’eccitazione pervadermi completamente. La sento, mentre scorre fra le mie vene e scuote violentemente il mio corpo.
Ed ho la conferma che i tuoi occhi hanno la capacità di scatenare emozioni travolgenti e desideri repressi per troppo, troppo tempo.
Hai detto che non baci una ragazza da molto tempo, ed io, non ti ho creduto.
Lo sai, vero?
O forse mi ritenevi così stupida come tutte le altre.
Come tutte quelle che pendono dalle tue labbra ad ogni tua parola, come tutte quelle che tremano percependo la tua presenza accanto a loro, come tutte quelle che venderebbero l’anima pur di averti. Come tutte quelle che arrossiscono, guardandoti da vicino. Come tutte quelle che credono ciecamente a tutto quello che dici, e che in realtà, invece, sono le uniche a non aver capito niente di te.
E questo, tu, lo sai meglio di me.
Li sento ancora i tuoi occhi, su di me. Caldi, come oro fuso ed io mi sento avvampare, vogliosa.
Ancheggio e raggiungo l’ascensore mentre tu giri un’altra pagina e riporti lo sguardo su di me.
Aspetto e mi giro, ti guardo senza esitazioni, senza vergogna.
Tu non ti scomponi e sostieni il mio sguardo, algido, bello ed orgoglioso.
La tentazione di avvicinarmi è grande, ma non voglio.
Rovinerei il momento, e probabilmente, rischierei di essere portava via da una delle tue guardie del corpo. Come tutte le altre, del resto. Esattamente come loro.
Ma io, non voglio essere come tutte le altre. Non voglio provare ad avvicinarti, non voglio il tuo amore, non voglio essere tua, non voglio rinunciare alla mia vita per te. Perché così, rinuncerei solo a me stessa.
Ed io, ho imparato con il tempo che nessun amore vale più di me stessa, della mia dignità.
Le porte dell’ascensore si aprono ed io entro dentro, ed i tuoi occhi con mia grande sorpresa sono ancora fissi sui miei, fin quando le porte scorrevoli non si chiudono portando via con se la tua immagine e spegnendo una volta per tutte il barlume attorno al mio obiettivo.
Si chiudono, portandosi via gli strascichi di un sogno realizzato.
Ci sono riuscita.
Non sono mai stata un tipo romantico, io. Forse, ho sempre avuto il difetto di sognare troppo, rimanendo puntualmente delusa. Ma questa volta, posso affermare con piacere, di essere riuscita a fare qualcosa che avevo immaginato più volte.
Io non pretendo niente, non ho mai preteso niente. Volevo solo sentire cosa si prova nel guardarti dritto negli occhi.
Sei obbligato ad incontrare ed incrociare lo sguardo di migliaia di ragazze, ed io, invece, volevo sentire la soddisfazione pervadermi al pensiero che mi hai guardata perché volevi guardarmi.
Volevo solo che mi guardassi, che guardassi me. Nient’altro.
Durante i concerti, tu, guardi tutte senza mai vedere veramente una di noi. Io volevo che, anche solo per una volta, guardassi me. Solo me.