Bene, rieccomi finalmente con una nuova fan fic.
Come promesso, questa è la fan fiction scaturita dalla mia mente malata dopo aver scritto la one shot
Join Me In Death.
Per il titolo e gran parte della trama mi sono ispirata ad una canzone dei Placebo, Blind, appunto.
Spero vi piaccia.
Baci **
Grafica by Jadì. *-*

Prologo
Correva.
Correva via e lui la inseguiva.
Non si arrendeva mai, e puntualmente, riusciva sempre a convincerla.
Non si arrendeva mai, e la portava via.
Non si arrendeva mai, perché la voleva.
Non si arrendeva mai, ma lei, continuava a scappare.
L’amore, a volte, può essere crudele. Molto crudele.
Può portare alla rovina. Può distruggere, offuscare tutti e tutto.
Può portare alla follia, lacerare l’anima. Può strapparti il cuore.
L’amore ci rende
ciechi.
1
You are mine
Si rigirò fra le lenzuola stropicciate ed allungò una mano sul materasso, cercandola. Ma lei, non c’era.
Affondò il viso sul cuscino e sospirò; non aveva la minima intenzione di alzarsi, quella mattina. Ma doveva. Lui, doveva alzarsi fare l’intervista e, subito dopo, barricarsi in studio per terminare l’album.
Sbuffò e dopo essersi stiracchiato, si avviò in bagno con l’intento di fare una doccia.
- Bill! -
- Tom, entra. Sono in bagno –
Il gemello entrò e si accomodò sul letto ancora disfatto. Sbadigliò e rimase esterrefatto vedendo il fratello, uscire da bagno vestito di tutto punto e già truccato.
- Come mai così puntuale? - chiese stendendosi sul letto.
Bill fece spallucce e iniziò a scegliere alcuni braccialetti e delle collanine.
- Tom, secondo te, è meglio questa o quella con il teschio? – domandò indicando le due collane. Il gemello si rigirò sul letto ed indicò svogliatamente la collana con il teschio.
- A cosa pensi? – esordì il moro indossando la collana.
- Che abbiamo bisogno di una governante. Da quanto non rifai il letto? –
- Non mi ricordo. Scusa ma non avevamo quella lì, come si chiamava…-
- Ana?- suggerì Tom, mettendosi nuovamente a sedere sul letto.
- Ecco, si lei! –
- Bill, Ana si è licenziata più di due settimane fa –
- E perché mai? – domandò il vocalist sconvolto.
- Ha detto che non riusciva a sostenere i nostri ritmi –
- Oh, non vedo dove sia il problema. Basta dire a David che ci serve una nuova donna tutto fare, no? –
Prese il giacchino di pelle, sulla poltrona ed uscì dalla camera seguito dal fratello.
*
- Emily -
- Mmh – si rigirò stringendo il cuscino.
- Emily, ti devi svegliare. Se non siamo al bar fra quindici minuti ci licenziano, è chiaro! –
No, quel lavoro non poteva perderlo. Non questo.
Si alzò e dopo essersi lavata e vestita, si avviò insieme ad Ida verso il bar.
- Se ci licenziano anche questa volta giuro che ti ammazzo – le disse estraendo dal pacchetto una sigaretta.
- Tranquilla, ne troveremo un altro –
Non le era mai capitato di essere licenziata il primo giorno di lavoro.
Ma che sarà mai… pensò passandosi una mano fra i capelli.
- Hai un accendino? –
- Ida ma è possibile che non hai mai un accendino?! – le domandò esasperata, porgendogli l’oggetto richiesto. Ida non le rispose e si limitò a cambiare discorso.
- Emily a che ora sei tornata stanotte? –
A volte la trattava come una bambina. E in quei momenti, Ida, le dava l’impressione di una madre apprensiva.
Come sua madre. Ma a lei, era meglio non pensare.
- Non mi ricordo – rispose, estraendo a sua volta una sigaretta dalla borsa.
- Ieri hai trovato la roba? –
- Si, e non puoi immaginare quanto tempo ci è voluto-
- Immagino. Stasera vengo con te –
- Come vuoi, ma non ti lamentare se poi ad un certo punto non mi trovi più -
- Ah già, dimenticavo. Il figlio di papà che ti viene a prelevare ogni sera-
- Sei stata da lui anche ieri sera? – le domandò ridacchiando.
- Si –
- Però… deve pagarti bene –
Rise e portò la testa indietro. Se solo avesse saputo…
- Non è che ti stai innamorando? –
- Cosa te lo fa pensare? –
- Non sei una puttana. Hai un lavoro, quindi perché mai dovresti accettare soldi da lui? –
- Per arrotondare –
- Certo, come no –
Odiava mentirle, ma cosa doveva fare? Non poteva dirle la verità, o almeno, non poteva dire tutta la verità.
- Non mi paga – confessò portando dietro le orecchie una ciocca ribelle.
- Lo sapevo! – disse, iniziando ad aumentare il passo.
– A chi credi di darla a bere, ti conosco troppo bene ormai. E sbrigati! Non possiamo essere in ritardo il primo giorno di lavoro. Giuro. Io, ti giuro che se ci licenziano il primo giorno, senza aver messo nemmeno piede lì dentro, giuro che ti uccido! –
Iniziò a correre prendendo per mano Emily.
- Prima o poi me lo farai conoscere? –
- Prima o poi, Ida. Prima o poi – le rispose, varcando la soglia del bar.
*
- Allora, non ci siamo capiti. Reset è stato un successone, e voglio, anzi pretendo che il nuovo album riscuota, se non lo stesso, ancora più successo, chiaro? -
David continuava a sbraitare contro i quattro membri della band, che , almeno apparentemente, sembravano non ascoltarlo.
Georg se ne stava seduto osservando attentamente i suoi capelli, sperando di non trovare doppie punte. Gustav giocherellava con le bacchette della batteria, mentre Tom paralava al telefono con la madre.
Bill, invece, seduto accanto a Georg, guardava David gesticolare, ed ascoltandolo, senza sentire realmente. Voleva solo andare via. Era stanco, molto stanco e quello studio, per quanto potesse essere grande sembrava soffocarlo.
Quando David terminò con il suo monologo, si alzò e salutando si avviò verso l’uscita.
- Bill! – si sentì richiamare.
- Ma dove stai andando? – domandò il manager sulla soglia di una crisi nervosa.
- A casa, sono stanco –
- Cosa? Non abbiamo ancora finito – il moro lo ignorò ed uscì.
- Bill! – fece finta di non sentire e salì sull’auto.
Doveva trovarla.
*
- Emily, facciamo un’altra gara – disse tirandola per un braccio.
Emily, che era comodamente seduta sul marciapiedi, si rialzò e seguì Ida, che ridendo la tirava per il braccio destro.
- Sei pronta? -
- Si si –
- Via! –
Iniziarono a correre, sul marciapiede deserto, vista la tarda ora.
- Ho vinto io! – proclamò ad alta voce Ida.
Emily iniziò a correre, di nuovo. Non riusciva a stare tranquilla, a non correre. Sentiva dentro di lei come un’energia che la spingeva a correre a muoversi, che non la faceva stare ferma.
- Emily – sentì una voce richiamarla, la sua voce. Bassa, roca, calda.
Si avviò verso la macchina, e prima di salirvi fece un cenno a Ida; la quale si avvicinò per sbirciare.
- Ciao, Bill -
- Ciao – le sorrise, e si avviò verso casa.
- Hai fame? –
- No –
- Sei dimagrita ancora – affermò.
- Lo so –
- Ti fermerai prima o poi, o hai intenzione di diventare una pertica? –
- Non sono affari tuoi –
- Ah no? –
- No –
- Perché non vuoi capire… - ma lei alzò una mano e lo fermò, stava iniziando con un altro dei suoi monologhi, e lei, non aveva la minima intenzione di stare lì ferma ad ascoltarlo.
- No, qui quello che non vuole capire sei tu! Noi non stiamo insieme, mettitelo bene in testa. E’ chiaro? –
Lui s’incupì, ed aggrottò le sopracciglia.
- E allora perché sei qui? -
- Io… io –
- Hai visto che sei tu a non capire? Noi abbiamo una relazione, ed è inutile che lo neghi perché è così. Hai la più pallida idea di cosa sia una relazione? A quanto pare no, visto che ogni mattina non ti trovo. Te ne vai via lasciandomi da solo, ed io vorrei capire il perché. Voglio delle spiegazioni, e le voglio ora! –
- Io non sono tua! – urlò di rimando Emily. Lui si portò una mano in fronte, esasperato.
- Così non va bene. E’ così difficile capire ciò che dico? – si girò verso di lei, che guardava dalla parte opposta.
- Emily, tu sei già mia –
Edited by Teti ~ - 26/10/2009, 22:02